La battaglia contro la leucemia e l’eccellenza del reparto di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Foggia.

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La testimonianza di Valleverdina Carrabs “Lodate la professionalità, l’umanità e l’empatia dell’equipe di medici e del personale sanitario”

Dover cimentarsi senza preavviso con una delle sfide più difficili della vita, quella di provare a sconfiggere un’avversaria improvvisa ed aggressiva come la leucemia, e capire a fondo l’importanza vitale della donazione di sangue.
E’ quanto accaduto alla nostra lettrice Valleverdina Carrabs, mamma e moglie foggiana di 59 anni, che in una lettera aperta inviata alla nostra redazione ha voluto raccontare la sua storia per evidenziare pubblicamente la grande professionalità e l’umanità dei medici e del personale sanitario della Struttura Complessa di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Foggia e per ringraziare i donatori di sangue della nostra comunità, grazie ai quali ha potuto fronteggiare la malattia durante gli ultimi otto mesi.
“Tutto è cominciato una sera di metà dicembre”, scrive Valleverdina.
“Mi sentivo molto stanca da diverse settimane e gli esami del sangue fatti in conseguenza di quella strana astenia avevano evidenziato un valore emoglobinico molto basso. Pensavo ad una anemia non preoccupante ma non era così: la sera dello scorso 19 dicembre, ormai senza forze e poco prima che la situazione precipitasse, grazie alla lucidità di mio marito che allertò prontamente un’ambulanza del 118, venni trasportata al Pronto Soccorso del Riuniti dove fui sottoposta a nuovi esami clinici, i cui risultati dimostrarono che i valori del sangue erano sensibilmente peggiorati al punto da richiedere trasfusioni immediate ed un ricovero urgente presso il Reparto di Ematologia.
Una volta ricoverata in ospedale e dopo l’agoaspirato del midollo osseo, arrivò la terribile diagnosi: leucemia mieloide acuta. Non dimenticherò mai quel giorno. Furono le straordinarie dottoresse Graziana Franzese e Lucia Ciuffreda, preziose compagne di viaggio lungo il tortuoso cammino appena cominciato, a trasmettermi l’impietoso referto: mi dissero, con grande empatia e coraggio (perché dare certe notizie è difficile quasi quanto riceverle) che la sfida era molto impegnativa ma che era possibile vincerla affrontando la chemioterapia e non cedendo mai allo sconforto che i suoi devastanti effetti collaterali avrebbero generato. Così feci. Sono stati mesi terribili: vivevo i miei giorni isolata in una stanza sterile, perdevo chili e forze ma mai la tenacia e la speranza di uscire presto dall’ospedale, anche in virtù delle cure amorevoli dei medici. Sebbene durante i cicli di chemio non riuscissi più a stare in piedi sulle mie gambe e mangiassi davvero poco, mi alimentavo di preghiere, dell’incoraggiamento di familiari e amici (impossibilitati a farmi visita ma sempre presenti tramite videomessaggi e note vocali che scaldavano il cuore come una sorta di benzina d’amore) e della speranza in una buona notizia: quella che poi, finalmente, mi giunse dalle dottoresse Ciuffreda e Franzese, con la conferma della possibilità di sottopormi al trapianto di midollo osseo, grazie alla compatibilità sanguigna di mio fratello Antonio ed alla sua piena disponibilità a donarmi le sue cellule staminali emopoietiche.
Non dimenticherò mai la gioia e la commozione che pervasero me e la mia famiglia. Così come non dimenticherò mai l’eccezionale professionalità di tutta l’equipe dei medici della Struttura Complessa di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Foggia.
I pazienti affetti da patologie gravi come quelle oncoematologiche si aggrappano all’ancora dell’empatia e della spinta emotiva di medici e personale sanitario per cui è fondamentale, nel processo di cura, che questi elementi di supporto sussistano.
La grande umanità, la profonda empatia e la tenerezza delle dottoresse Graziana Franzese e Lucia Ciuffreda, la costante premura delle dottoresse Giuseppina Spinosa e Vincenza Fernanda Fesce e la rinfrancante gentilezza dei dottori Rosario Cammarota e Gaetano Palumbo resteranno sempre impresse nel mio cuore: a loro e a tutto lo staff di infermieri ed operatori sociosanitari va pubblicamente la mia imperitura gratitudine, mentre alla dottoressa Lorella Melillo, nuova direttrice del reparto recentemente succeduta al dott. Ferrandina, rivolgo i miei più sentiti auguri di buon lavoro.
Un ultimo ma non meno importante grazie” conclude Valleverdina “va a tutti i donatori di sangue della provincia. Il sangue non è riproducibile in laboratorio ma è indispensabile alla vita umana in occasione di gravi traumi ed incidenti, in numerosi interventi chirurgici, nei trapianti di organi, nelle anemie croniche, nelle malattie oncologiche e in molti altri casi: la sua donazione è un gesto nobilissimo ed essenziale per garantirne una continua disponibilità: invito, pertanto, tutti coloro che possono a farlo.
Donare dà la garanzia che, sempre e per chiunque, ci sarà il sangue disponibile ad essere trasfuso in caso di occorrenza.
Grazie di cuore, quindi, ai donatori che hanno avuto questo slancio di generosità finora, consentendo ai malati come me di sopravvivere, e a tutti coloro che, leggendo ed accogliendo questa mia esortazione, cominceranno a farlo adesso”.

16 Commenti

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